Francavilla al Mare. Parte ufficialmente, e col botto, la stagione estiva francavillese che domani sera, con inizio alle ore 21.30 in piazza Sirena, vedrà l’esibizione dei Tiromancino, la band romana fondata nel 1989 che è in giro con il Dove tutto è a metà tour dopo il buon riscontro di pubblico nei live invernali.
Il frontam del gruppo, Federico Zampaglione, che abbiamo raggiunto telefonicamente, ci ha parlato del tour che tocca la città di Francavilla al Mare e del percorso musicale della band maturato fino a questo momento.

– “Dove tutto è a metà”, così si chiama il vostro tour che prende il nome dal singolo e dal romanzo (tra l’altro è la prima volta che un romanzo ha una colonna sonora). Come nascono il brano ed il romanzo e come si svilupperà la serata?
– “Non vedo l’ora di salire sul palco! Il romanzo è stato scritto con Giacomo Gensini, quindi è il primo libro che ha una colonna sonora, di solito ce l’hanno i film. Per quanto riguarda il tour, sarà un concerto in cui andremo a pescare molto dal passato, anche canzoni storiche, i brani più recenti, un bel mix insomma di canzoni da cantare tutti insieme. Abbiamo fatto una selezione dei pezzi tra le nostre canzoni più amate chiedendo ai fans cosa ne pensavano e ne è venuto fuori un concerto molto dinamico, divertente e intenso”.
– Il vostro tour invernale ha registrato un buon successo ed ora vi apprestate ad affrontare la tranche estiva, che tipo di risposta vi aspettate dal pubblico di Francavilla?
– “Chiaramente ci si aspetta sempre, ovunque si vada, una bella reazione, con il pubblico partecipe. Da quelle parti di solito ci sono sempre stati concerti intensi in cui il pubblico ha partecipato molto. Ricordo anche quello a Pescara subito dopo Capodanno con un freddo incredibile e, nonostantte tutto, la gente era tantissima. Poi ce la metteremo tutta per fare il miglior concerto possibile e lasciare un bel ricordo di questa serata”.
– In questo concerto, oltre a portare il vostro nuovo singolo, ripercorrete anche la vostra carriera, carriera che avete ripercorso qualche anno fa nella raccolta 95-05. In questo album è presente anche la cover “Com’è profondo il mare” cantata con lo stesso Lucio Dalla. Che ricordo avete del compianto artista emiliano e di questa esperienza?
– “Con Dalla ho fatto tante cose, tante collaborazioni, i concerti, eravamo anche amici, quindi non posso che avere un grande ricordo. Era un grande maestro, una persona comunque con una grande cultura ed un grandissimo talento. Ma era anche un uomo generoso, che amava la vita, si divertiva a suonare, è stato per me un grande maestro, un esempio che tuttora mi porto dentro, manca come credo manchi un po’ a tutti”.
– La vostra musica si basa sulla commistione tra forma canzone e, rispetto alla musica leggera italiana, ricerca di sonorità non convenzionali. Cosa che cercate in qualche modo anche con la vostra etichetta, la Inri, per la quale avete dimostrato la volontà di produrre cantanti o musicisti che hanno uno stile riconoscibile ed originale. Quindi siete alla continua ricerca di un qualcosa di diverso da ciò che si ascolta comunemente…
– “Ci tengo a precisare che la Inri è un’etichetta con la quale abbiamo collaborato in un album un po’ folle che è ‘L’inferno dei vivi’, ma non è una nostra etichetta. Effettivamente abbiamo sempre spaziato, fatto nuove collaborazioni più legate al Pop con artisti legati all’Inri, sempre in maniera un po’ trasversale e devo dire che alla fine ci siamo creati il nostro stile con gli anni. A volte ci si sente dire ‘è un pezzo alla Tiromancino’ perché sicuramente quello che facciamo può piacere o no, ma io penso che siamo riusciti ad avere un nostro suono ed un nostro modo di scrivere canzoni, testi che in qualche modo è riconducibile soltanto a noi”.
– In conclusione, come siete partiti nel 1989, da allora ci sono stati diversi cambiamenti nel mondo della musica, su tutti il passaggio al digitale. Sicuramente ci sono degli elementi nuovi e alcuni intramontabili che sono rimasti, secondo voi c’è stato un miglioramento? Cosa invece rivorreste di ciò ch si è perso negli anni?
– “Effettivamente il passato lascia sempre delle belle cose, non bisogna allontanarsi dalle cose che hai imparato e che hai scoperto. Poi c’è anche un andare avanti, fare nuove esperienze. Oggi il mondo della musica è molto caotico, ci sono tante cose che escono e spariscono pochi mesi dopo, poi ne arrivano altre, ci sono davvero tantissime meteore che però nel momento in cui brillano hanno un’esposizione incredibile. Ma la musica deve però concentrarsi sulla musica, quando ci si incentra troppo sull’esposizione, sulla gara, sull’aspetto troppo commerciale si perde anche il paicere di fare questo mestiere perché c’è una grande confusione, tutti fanno tutto, tutti cantano, tutti fanno dischi e allora ti fai prendere da questo vortice e non è più un lavoro appassionante. Bisogna mantienere una mentalità artigianale, come facciamo noi da sempre cercando di fare il nostro al meglio, se non abbiamo una canzone non dobbiamo fare per forza il tormentone, piuttosto rimaniamo in silenzio o faccio libri o film, non mi piace buttarmi sul mercato con le prime cose che arrivano. I talent? Il talent la gente lo segue molto in tv, a volte questi artisti riescono ad avere una carriera, molto spesso purtroppo non ci riescono, la maggior parte delle volte, è una cosa di questo tipo qui. Però non c’è meraviglia da parte mia, se le cose che escono sono buone ben vengano”.