Pescara. Il Mediamuseum di Pescara è stata la cornice di “Aspettando il Flaiano…”, si è trattato di un’anticipazione della 44^ edizione dei Premi Internazionali Flaiano in programma nel capoluogo adriatico dal 28 giugno al 9 luglio.
Ospiti d’onore Pino Insegno e l’attrice Alessia Navarro che nella circostanza ha ricevuto il Pegaso d’Oro per lo spettacolo “Frida Kahlo. Il ritratto di una donna”. Invece Pino Insegno ha ripercorso con brio ed ironia la sua lunga carriera che lo ha visto e lo vede tuttora protagonista al cinema, in teatro, in tv, alla radio quale attore, doppiatore, speaker. “Sono molto contenta ed onorata di ricevere questo Premio – ha detto Alessia Navarro – mi dà una piccola consapevolezza, una piccola certezza che tutti quegli sforzi, tutto il lavoro ed il sudore portano ovviamente a dei risultati. Questo è importantissimo, i miei predecessori sono stati artisti, attori e attrici di gradissimo rispetto, quindi il senso di responsabilità nei confronti dell’arte, di quello che faccioè comunque grande. Il Premio è intitolato ad Ennio Flaiano, un artista ed un intellettuale a 360°, quindi l’emozione è molto forte dato che c’è una firma di grande rispetto. Questa è una terra molto bella, molto fertile, molto ricca di arte e cultura e di grandi personalità che hanno avuto l’occasione di esportare quanto di bello abbiamo in tutto il mondo e questo vi fa onore”.
“Io sono orgogliosissimo di far parte di questi Premi – ha affermato Pino Insegno – molti attori spesso reclamano per il fatto di avere dei Premi in quella città, invece siamo noi ad essere orgogliosi si venire a ritirare questo Premio, l’anno scorso sono stato felicissimo di questa giornata di incontro gratificante di cui mi sento veramente felice di partecipare a queste realtà. È ovvio che l’ironia deve far parte della vita, ma l’autoironia soprattutto, dobbiamo essere i primi a prenderci in giro, soprattutto prima che lo fanno gli altri, è intelligenza tutto questo”.
Poi ha ricordato la sua lunga esperienza con la Premiata Ditta: “Siamo amici da piccoli, abbiamo cominciato con l’Allegra brigata per sei anni, poi siamo arrivati al GB Show con Bramieri su Raiuno, tutta l’Allegra brigata e c’erano tanti attori forti come Massimo Bodulizio, Beppe Ferrari, Moffanello, che è un grandissimo regista, noi quattro, era molto ampio. Poi è nata la Premiata Ditta in televisione nell’85, ma siamo amici da bambini, da bambini i nostri genitori a loro volta, è una storia bellissima. Quest’anno la Premiata Ditta si riunisce con venti puntate sul web, sponsorizzati anche, da Crai, è un bellissimo ritorno, non ci siamo mai persi di vista. La nostra comicità la strutturiamo, siamo studiosi, abbiamo sempre scritto, cosa che si è persa, lo sketch è un piccolo laboratorio teatrale di alcuni minuti che ha bisogno di una struttura drammaturgica e di sceneggiatura vera che pochi sono stati in grado di replicare, ultimamente ci sono soltanto monologhi, parliamo di attori bravissimi come Checco Zalone, che io adoro, ma c’è sempre questo monologo, questo standing che fa parte del nostro mondo, ma si sono persi gli sketch tipici del Trio (Marchesini, Lopez, Solenghi), un bacio ad Anna, la Premiata Ditta ed Aldo, Giovanni e Giacomo che sono stati gli ultimi gruppi che hanno strutturato la loro comicità com’era una volta con lo sketch che è un po’ complicato da scrivere, ma la storia ci dà ragione da questo punto di vista. L’amicizia è il segreto: non utilizzare un gruppo come trampolino personale, non contare gli aplausi che prende uno piuttosto che l’altro ma sommarli, insomma ci sono tante cose che fanno parte di un successo”.
Infine su una delle sue attività principali, il doppiaggio: “Pensate che 35 anni fa mi dissero ‘tu non farai mai il doppioatore, non so chi ti abbia chiamato qui’, queste sono le più belle rivincite nella vita: pian piano uno trova il suo spazio, tira fuori quello che serve e ci si può riuscire. Io ho sempre sognato quando ero piccolo ed il sogno quando è intenso riesci sempre a realizzarlo. Poi io vengo da una famiglia normale, papà operaio e mamma casalinga, quindi non ci sono state agevolazioni, per cui se volete sognate, non interrompete mai i vostri sogni e non permettete a nessuno di giudicare la vostra vita, credeteci fino alla fine e qualcosa accadrà”.
Sulle differenze incontrate nel doppiaggio di film e di cartoni animati: “Sono due mondi completamente diversi: il film può essere leggermente più facile, sembra stupida questa cosa ma non è così, lì c’è un corpo, un attore che ha già dato il suo, ha già disegnato con la propria fisicità e tu devi dare da fermo quella fisicità, questo è complicato. Ad un cartone gli devi dare anche l’anima perché c’è una voce, registrata in precedenza da un cartone, noi dobbiamo farlo dopo, dobbiamo dargli quella terza dimensione che certe volte manca. È un po’ più complesso, per questo adorerei che i cartoni animati li facessero soltanto gli attori doppiatori e non si vada appannaggio di chi si improvvisa doppiatore. Questa non è una denuncia né una mancanza di riguardo verso certi colleghi straordinari che però fanno altro”.