Udine. Nascono nel 2014 in uno scantinato bolognese e a distanza di due anni dalla loro fondazione hanno realizzato il loro primo disco con le etichette Music Force e Toks Records.
Si tratta della band friulana Parco Lambro formata da Giuseppe Calcagno, Clarissa Durizzotto, Andrea Faiudutti ed Alessandro Manzutti.
I componenti del gruppo ci hanno gentilmente concesso un’intervista.

– Avete iniziato la vostra attività in uno scantinato bolognese. Parlateci un po’ dei vostri inizi.

– “Si è vero, abbiamo iniziato in uno scantinato bolognese. Noi già ci conoscevamo, poi si è unito il batterista. All’inizio volevamo essere solo una band che facesse musica propria, partendo magari da libere improvvisazioni, da suoni ed emozioni in alcuni casi”.

– Nell’anno successivo alla vostra fondazione si è appunto aggiunto Alessandro Mansutti. Che tipo di valore aggiunto ha dato?

– “Con Alessandro suonavamo in altri progetti, quindi anche noi lo conoscevamo da una vita ed è stata una cosa abbastanza naturale integrarlo nella nostra formazione anche perché ci serviva un batterista figo come lui”.

– In questo 2016 è arrivato anche il vostro primo album, com’è composto?

– “Il nostro primo album è un omonimo, lo si può acquistare da noi o tramite la nostra pagina Facebook dove ci sono tutte le informazioni. È una raccolta dei primi due anni dei nostri lavori, è un viaggio attraverso i mondi musicali che ci capita di esplorare. Dura 55 minuti, il tema del disco è il numero 5 che a livello concettuale ruota intorno a quell’idea. È un po’ casuale e un po’ voluta, è una cosa che è accaduta un po’ casualmente ed un po’ volutamente ed abbiamo seguito quella direzione. Diciamo che è nata così, il significato esoterico è relativamente importante, siccome c’erano tante coincidenze che indicavano quel numero lo abbiamo voluto rendere una tematica”.

– Nei vostri brani si alternano diversi momenti musicali a livello di sonorità, in quale vi ritrovate di più e perché?

– “A livello generale noi non ci leghiamo per forza ad un genere, ovviamente abbiamo un sound che è molto connotato, che ricerca il rock di strada, ma se si sentono influenze punk o jazz è perché abbiamo incontrato tanti generi di musica e tutti ci appartengono. A noi ci interessa che la musica sia musica più che un genere musicale. Se nel prossimo lavoro dovesse uscire un disco elettronico vuol dire che il caso ha voluto quello, se negli altri dischi c’erano momenti di noise è perché venivano spontani. La ricerca viene dallo stare insieme e dal creare della musica insieme”.

– Vi trovate molto bene nell’attività live, il vostro tipo lavoro discografico costituisce una spinta sotto questo aspetto?

– “Noi vorremmo sicuramente cercare di incrementare la nostra attività live. Per ora di concerti ne abbiamo fatti pochi, ma tutti molto belli per fortuna, come l’ultimo al Teatro al Centro Jazz dove abbiamo portato appunto questo disco. Ad inizio dicembre avremo due eventi dalle nostre parti, in Friuli: saremo il 2 dicembre a Trieste ed il 3 dicembre a San Giorgio di Nogaro, località Galli. Saremo impegnati in due Club e non in Festival, siamo contenti di confrontarci con questa nuova dimensione per i nostri live, ma speriamo al più presto di poterci esibire più spesso”.