Pescara. Il 2 e 3 dicembre prossimi sarà di scena al Teatro Massimo di Pescara in uno spettacolo a metà tra il comico ed il musicale insieme a Los Plaggers Band (per info biglietti consultare il link http://www.ciaotickets.com/evento/nino-frassica-nino-frassica-show).
Si tratta di Nino Frassica che abbiamo raggiunto telefonicamente e ci ha parlato dello spettacolo che lo attende fra poco più di una settimana e della sua ormai trentennale carriera.

– Nino Frassica & Los Plaggers Band Tour “2000 – 3000” live show, di che tipo di spettacolo si tratta?

– “È un concerto musicale con le canzoni più famose del mondo in una serata di grande musica dove il cantante sono io, il presentatore sono io, l’autore delle canzoni sono io. Il tutto viene leggermente toccato e deformato, rimane concerto canoro, però c’è la contaminazione mia e viene trasformato in cabaret. Non è prosa, è un concerto di questo gruppo che si chiama Plaggers dove io intervengo anche in parte rovinando quello che fanno loro e creando anche un rapporto col pubblico. In una serata tocchiamo, anche se non interamente, un’infinità di canzoni per divertirsi insieme”.

– In questo spettacolo quindi un ruolo importante ce l’ha la musica, con brani che hanno segnato delle annate e che sono rivisitati in chiave comica. Qual è il suo legame con questi brani e con la musica in genere?

– “La musica l’ho scelta tutta io, sono tutte canzoni che io canticchio, ci sono anche musiche famose e sigle”.

– In questo spettacolo importante è anche il ruolo del pubblico che sarà parte integrante dello show. Questo dimostra anche la sua grande capacità di improvvisazione, come l’ha acquisita e come nasce la sua comicità?

– “Si, in questo spettacolo il pubblico lo coinvolgiamo. Nello spettacolo c’è una percentuale alta di improvvisazione, ma c’è comunque uno schema che è pronto, provato, collaudato. La mia comicità nasce da un non rispettare i luoghi comuni, le frasi fatte. Sono una specie di vandalo della parola, ma anche del senso del ragionamento. Mi incentro su parole e ragionamenti strani, lavoro tanto sulla lingua italiana, non solo storpiatura, ma c’è anche una logica utilizzata per ridere e per il gusto di vandalismo”.

– Prima avevamo parlato di musica, nel ’92 prende parte a “Sognando la California”, film che si rifà al titolo di una famosa canzone del passato. È un film che si basa sulla goliardia di quattro amici ex universitari che si ritrovano dopo vent’anni e presenta un gran cast, che ricordo ha di quella esperienza?

– “In realtà in questo film di musicale non c’è niente, c’è solo il riferimento alla colonna sonora. C’era il mito della California e la trama del film aveva qualcosa in comune con il significato della canzone. È un film che fa vedere come si comportano gli italiani all’estero: sono quattro tipi particolari italiani ed il divertimento è là. Sono film on the road e si mostra com’è l’italiano quand’è fuori. I protagonisti erano quarantenni, si rincontrano dopo vent’anni e decidono di andare in California, cosa che sognavano da studenti ma non avevano i soldi, non se lo potevano permettere, e lo fanno successivamente”.

– In tv ha debuttato con Renzo Arbore in “Quelli della notte” nel 1985, seguito da altri programmi di pari successo. Cosa le rimane a livello personale e professionale di quegli anni?

– “In quegli anni ero stato fortunato perché i programmi erano di Arbore che è un po’ il rivoluzionario della televisione e durante questa rivoluzione ero abbastanza presente. Mi ha fatto piacere e mi sento parte della storia perché in quel momento sembrava solo un successo ma era di più di un successo, era un cambiamento del modo di fare televisione ed Arbore ne è stato l’artefice”.

– Secondo lei quello è un modo di fare televisione che si può replicare ai giorni nostri?

– “Ci sono dei tentativi qua e là di riprendere quel tipo di televisione come ‘Mai dire gol’, c’era qualche comico particolare, però il programma intero non si è fatto mai uguale. Di programma alla ‘Indietro tutta’ qualcuno c’è stato, ma mai una replica”.

– Per concludere, Pescara le ha portato bene dato che nel 2001 ha ritirato il Premio Flaiano per l’interpretazione in “Don Matteo”, serie ancora in voga. Secondo lei a cosa è dovuto il successo di questa serie e del suo personaggio e che rapporto ha con la nostra regione?

– “Nella regione purtroppo non mi è mai capitato di venire spesso, ci sono capitato in maniera sporadica, questa è la prima volta che ci sto due giorni. È stata toccata e fuga, spesso con rientro la notte, invece questa volta non è così. Per quanto riguarda il successo di Don Matteo è dovuto al fatto che ci sono le due divise più importanti: la tonaca e quella dell’Arma dei Carabinieri. Quindi rappresentiamo l’Italia buona”.