Pescara. Questa sera si esibirà a al Teatro Massimo di Pescara dove porterà il suo ultimo album “Spostato in un secondo” che prende il nome dal brano che ha portato all’ultimo Festival di Sanremo.
Si tratta di Marco Masini che abbiamo raggiunto telefonicamente per chiedergli qualche anticipazione sul suo spettacolo e per approfondire il suo lavoro ed il suo percorso musicale ormai quasi trentenale.

– Marco Masini a Pescara con “Spostato di un secondo”, che tipo di serata ci aspetta?

– “È un concerto che in qualche modo riprende un percorso che è iniziato 27 anni fa, ha subito i suoi cambiamenti, le sue evoluzioni. Questo in maniera naturale perché si cresce, si cambia e quello che si scriveva ieri, oggi lo si vede, magari nella corenza di quello che si era, in maniera un po’ diversa perché ci si rende conto di tante cose, c’è poi un concetto di consapevolezza. È un concetto che rispecchia questo momento, quello che ho sempre raccontato durante questo percorso, ho sempre raccontato me stesso attraverso i miei occhi e quelli degli altri perché sono cresciuto io, ma sono cresciuti anche gli altri e anche la realtà è cambiata, si è trasformata, anche se certe cose restano ancora attuali, parlo delle cose che ho cantato in passato, ma penso che tutto vada ricondotto agli occhi di adesso”.

– In questa serata avremo modo di ascoltare anche le canzoni del suo nuovo album che prende il nome dalla canzone che ha portato a Sanremo, canzone nella quale ci si guarda un po’ indietro in una vita in cui non tutto si può spiegare in maniera razionale. Da quale esigenza nasce?

– “Questo è un concetto ed un desiderio un po’ di tutti di tornare indietro, di correggere laddove certe decisioni, certe scelte sono risultate poi sbagliate, ma al di la di tutto io credo che il tutto sia incentrato sul concetto del tempo in maniera generale. Volevo raccontare una storia come ho sempre fatto, una storia di vita, d’amore, di tutti noi che in qualche maniera abbiamo avuto momenti di grande difficoltà, di grande delusione, momenti invece di grande coraggio, di grande forza, di gioia. Ho sempre raccontato questo, il concerto lo racconta partendo dall’album di adesso, ma toccando e rileggendo tutte le cose che ho scritto in passato, ovviamente con un certo tipo di adattamento dal punto di vista musicale, di sonorità e anche a livello di colore perché alla fine le canzoni vanno anche viste e non solo ascoltate”.

– Sempre a Sanremo nella serata delle cover ha ricordato Giorgio Faletti con “Minchia signor tenente”. Scelta sicuramente impegnativa, ma anche molto gratificante, considerando che la canzone era stata un po’ “accantonata”…

– “Quella è una canzone che rappresenta un qualcosa di difficilissimo, è un argomento di attualità degli anni ’90 che considero tuttora attuale perché le persone sono impaurite dalle stesse cose, dagli stessi problemi e ci viviamo. Quindi la canzone è stata messa un po’ in soffitta, forse per interpretazione non avendo una linea melodica particolare. È una canzone che non si ricanta facilmente, quindi ho deciso di accettare questa sfida di riprodurla a Sanremo in maniera un po’ diversa ma credo efficace nel racconto e nella metrica”.

– Il Festival della canzone italiana ha visto la sua incoronazione con “Disperato” nel 1990 e la sua rinascita artistica nel 2004, in mezzo ci sono stati successsi ma anche momenti poco felici culminati con il ritiro del 2001. Che cosa le ha dato la forza per ripartire e successivamente com’è nata la canzone “L’uomo volante” con la quale si è aggiudicato la rassegna?

– “Non esiste la forza per ripartire, ma esiste la forza per non fermarsi mai, si continua con lo stesso sincronismo ed infine l’allineamento avviene. Quindi secondo me è questo che bisogna fare nella vita, poi magari agli occhi degli altri ti stai dando da fare per ricostruire un percorso”.

– Una domanda da fruitore e non da esperto: la musica è fonte di emozioni (è la colonna sonora dei momenti felici e gioiosi e può aiutare a tirarsi fuori da un momento cupo). Qual è la sua personale visione della musica, considerando che la fa anche come professione?

– “La musica è uguale per tutti e va vissuta in maniera istintiva, naturalmente chi la fa deve attenersi a certe regole di mestiere, di varie fonicità, di arrangiamenti per il confezionamento di un prodotto, della canzone, che deve avere una metrica e delle regole che devono essere rispettate. Però per chi l’ascolta e per chi la fa e l’ascolta non c’è nessun tipo di limite, quindi credo che si debba fare in modo di vivere al meglio la musica”.

– In conclusione, nella sua lunga carriera si è trovato diverse volte in Abruzzo. Che idea si è fatto della nostra regione e c’è qualche episodio che ricorda particolarmente?

– “Vi posso dire che ascolto tutto grazie a voi, Pescara fabbrica gli ear monitor, che sono le cuffiette che ho negli orecchi che mi permettono di sentire tutto ciò che succede nel palco. Sono di fabbricazione pescarese e quindi tutte le volte che vengo in Abruzzo penso a questa cosa. Dico grazie soprattutto a Pescara per avermi fornito l’ascolto dei miei tour ormai da diversi anni”.